Il rapporto tra medico e paziente è sempre molto delicato da gestire, soprattutto quando si è in presenza di disturbi che presentano molti sintomi come il reflusso gastroesofageo. Non sono solo il rigurgito acido e la sensazione di bruciore a livello dell'esofagoa definire questo disturbo, ma ne fanno parte anche sintomi extra-esofagei che sono spesso difficili da distinguere. L'approccio medico, rappresentato da monitoraggio dei valori di pH acido nell'esofago o la ricerca di lesioni alla mucosa tramite endoscopia, non sempre riesce a definire con esattezza la gravità del disturbo come percepito dal paziente. E', infatti, il vissuto di chi soffre di reflusso l'indicatore più attendibile dello stato di salute del paziente. I test di autovalutazione del disturbo possono essere utili, in associazione all'approccio medico oggettivo, a fornire ulteriori indicazioni sulla condizione del paziente, seppur presentino delle limitazioni. Per i pazienti stessi è difficile, a volte, riconoscere dei sintomi legati al reflusso, come ad esempio l'insorgenza di dispepsia o irritabilità intestinale, e di conseguenza riferirle al proprio medico curante.
16 dicembre 2011
FONTE: Journal of Neurogastroenterology Motility