Acidi biliari e mucosa esofagea
24/10/2008
L'esposizione agli acidi biliari, sia pure breve, può compromettere l'integrità della mucosa esofagea. Questa correlazione potrebbe spiegare la pirosi persistente in pazienti che hanno ricevuto cure: lo riporta uno studio in vitro condotto dai ricercatori dell'Università Cattolica di Leuven e pubblicato su Gut.
Secondo i ricercatori, i risultati degli studi sperimentali supporterebbero l'idea che le nuove cure contro il reflusso gastroesofageo, acido e non acido, contenente acidi biliari, potrebbero rivelarsi appropriate per questa tipologia di pazienti.
Lo studio è considerato rilevante per comprendere meglio i problemi clinici dei pazienti con pirosi, soprattutto nei soggetti senza infiammazione esofagea manifesta e pazienti che rimangono sintomatici nonostante la cura a base di farmaci per la riduzione dell'acido gastrico, come gli inibitori della pompa protonica (PPI).
Nel corso dello studio è stata rilevata la presenza di spazi intercellulari dilatati. Secondo una teoria, divulgata nel 2005, gli spazi intercellulari dilatati consentono la diffusione del refluito gastrico acido nello spazio intercellulare, causando pirosi, in casi di reflusso non erosivo, diversamente asintomatici (NERD). Gli spazi intercellulari non dilatati possono essere coinvolti quando i pazienti pur assumendo PPI presentano sintomi persistenti.
Per approfondire, i ricercatori hanno esposto la mucosa esofagea di un coniglio a soluzioni con acido biliare e pH (acido, debolmente acido o neutro) in quantità variabili.
È stato osservato che condizioni acide e debolmente acide provocavano un aumento della permeabilità della mucosa, con o senza spazi intercellulari dilatati di dimensioni osservabili.
I ricercatori commentano che bisognerà indagare successivamente se alterazioni di questo tipo siano seguite dalla stimolazione dei nervi afferenti. A prescindere da questa osservazione, i ricercatori ipotizzano che le alterazioni della mucosa, in risposta alla breve esposizione degli acidi biliari potrebbero, in teoria, giocare un ruolo nella generazione di sintomi in pazienti con malattia da reflusso non erosivo e malattie gastroesofagee refrattarie alle cure con PPI.
Gut 2008;57:1366- 1374.



