Esofago di Barrett e accumulo di ferro
29/12/2008
Il rischio di
Esofago di
Barrett non
è correlabile
all'assunzione di elevati
quantitativi di ferro
attraverso la dieta
né all'accumulo di
ferro nel
sangue.
Lo evidenzia uno studio
caso-controllo condotto dal
Kaiser Permanente di
Oakland.
Il ferro è considerato un fattore di rischio modificabile per l'Esofago di Barrett: una correlazione sinora supportata da modelli sperimentali e pochi studi effettuati sugli uomini, precisa Douglas Corley, coordinatore del team californiano.
Il team di Corley ha osservato 319 pazienti con Esofago di Barrett, 312 soggetti di controllo con GERD (malattia da reflusso gastroesofageo) e 313 soggetti di controllo senza patologie gastrointestinali. I pazienti con Esofago di Barrett seguivano una dieta con un apporto di ferro inferiore rispetto ai soggetti di controllo. Rispetto al gruppo di controllo, i pazienti con Esofago di Barrett presentavano livelli più bassi di ferro nel sangue.
Non sono state riscontrate associazioni significative tra il rischio di Esofago di Barrett e l'assunzione di ferro, né attraverso l'alimentazione né attraverso la supplementazione.
È stata invece rilevata un'associazione inversa tra l'assunzione quotidiana di ferro e il rischio di Esofago di Barrett, più evidente nei pazienti con un segmento di Esofago di Barrett di 3 cm o più.
Confrontando i valori delle analisi ematiche, sono state rilevate tendenze significative nella diminuzione del rischio di Esofago di Barrett in correlazione con l'aumento dei livelli di ferro nel sangue.
I risultati dello studio non supportano dunque l'ipotesi che il ferro possa costituire un fattore di rischio per l'Esofago di Barrett, piuttosto indurrebbero a ipotizzare che l'assunzione di ferro possa esercitare un'azione protettiva.
Am J Gastro 2008; 103: 2997-3004



