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Ultimo aggiornamento 30 agosto 2010
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Trattamento chirurgico e trattamento medico a confronto

17/06/2010

Uno studio randomizzato multicentrico condotto su 626 pazienti affetti da reflusso gastroesofageo cronico ha dimostrato che la chirurgia laparoscopica e la terapia farmacologica con somministrazione di inibitori della pompa protonica sono comparabili dal punto di vista dei risultati.


La terapia chirurgica e quella farmacologica sono entrambe utilizzate per la cura delle cause e dei sintomi del reflusso gastroesofageo e questo studio ha voluto analizzare la percentuale di successo delle due tecniche e i miglioramenti nella qualità di vita dei pazienti nell'arco di cinque anni.


Dei 626 pazienti coinvolti, tutti avevano risposto bene alla terapia farmacologica che consisteva nella somministrazione di 40 mg di esomeprazolo per tre mesi. Al termine dei primi tre mesi, ai 554 pazienti che avevano risposto meglio alla terapia è stato chiesto di scegliere se continuare con la somministrazione di esomeprazolo, dimezzando la dose giornaliera, oppure sottoporsi alla laparoscopia Lars (Laparoscopic antireflux surgery).


Dopo cinque anni, i pazienti rimasti nello studio erano 372, di cui il 70% erano maschi di età media 45 anni. Nel gruppo sottoposto alla lars, i sintomi si erano ridotti nell'85% dei casi, mentre tra chi aveva continuato con l'esomeprazolo i sintomi erano diminuiti nel 92% dei casi.


Alcuni pazienti non avevano avuto miglioramenti significativi: 19 di quelli sottoposti alla terapia farmacologica e 33 del gruppo che aveva subito la lars.


Dopo cinque anni, l'80% dei partecipanti del gruppo dell'esomeprazolo era riuscito a non aumentare la dose giornaliera di 20 mg di farmaco al giorno. I sintomi di pirosi erano meno frequenti in chi assumeva esomeprazolo, mentre disfagia e flatulenza erano meno presenti nei pazienti sottoposti a lars.


La qualità di vita, misurata sulla scala della GI Rating Scale and the Quality of Life in Reflux and Dyspepsia, non mostrava differenze significative tra i due gruppi. Entrambi i trattamenti si sono dimostrati sicuri e efficaci.

Fonte: Medscape Medical News